Quest’anno, a San Valentino, vi consigliamo una gita romantica su Venere: un’occasione imperdibile per scoprire come potrebbe essere la vita sul pianeta più romantico del nostro Sistema Solare.

 

Complice la massiccia campagna di comunicazione di organizzazioni come la Nasa, diventata quasi una media company, e di società private come la Spacex di Elon Musk e la Virgin Galactic di Richard Branson, negli ultimi anni l’esplorazione spaziale è tornata sotto la luce dei riflettori, riuscendo a conquistare milioni di persone in tutto il mondo.

Sono così aumentati i test e i fondi a favore d’incredibili missioni, pubbliche e private, capaci di tenerci col fiato sospeso, che promettono di realizzare uno dei più antichi sogni dell’uomo: colonizzare nuovi pianeti e creare vere e proprie colonie extraterrestri.

In questa nuova corsa allo spazio, però, l’attenzione sembra essersi focalizzata su un unico pianeta: Marte, il cui nome deriva dal dio greco della guerra. Tutti gli altri pianeti, compresa la Luna, meta molto ambita dalle superpotenze durante la guerra fredda, sembrano eclissarsi di fronte al fascino che riveste il pianeta rosso. Secondo i piani riportati nel Global Exploration Roadmap (documento stilato dalle maggiori agenzie spaziali mondiali per definire le linee guida del futuro dell’esplorazione), infatti, Marte è la meta principale di tutti i principali progetti spaziali futuri, con l’obiettivo, entro il 2040, di portare sulla sua superficie i primi esseri umani, usando lo spazio cis-lunare e la stessa Luna come via di passaggio.

La domanda che ci siamo posti, a questo punto, è la seguente: “Esistono altri pianeti in grado di ospitare coloni terrestri?” Provando a rispondere a questo quesito, il nostro pensiero è andato subito a un pianeta dal fascino romantico e irresistibile, che prende il nome dalla dea greca dell’amore e della bellezza. Stiamo parlando di Venere, il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole, chiamato anche il “gemello” della Terra per le dimensioni e la massa (e quindi anche la forza di gravità) di poco inferiori a quelle del nostro pianeta.

Certo, a prima vista la superficie di Venere non parrebbe molto ospitale: la pressione di 92 atm e la densissima atmosfera (90% più densa di quella terrestre e composta principalmente da anidride carbonica) formano un effetto serra così intenso da rendere il pianeta Venusiano il più caldo del sistema solare. Per non parlare delle nubi di acido solforico che circondano il pianeta: letali per l’uomo, queste nubi coprono l’intera visuale della superficie.

In queste condizioni andare su Venere sembrerebbe, davvero, una cattivissima idea.
Ma se provassimo a spostarci un po’ in su, verso l’alta atmosfera del pianeta? Ecco che, all’improvviso, la situazione potrebbe cambiare.

A 50 chilometri d’altezza, infatti, la temperatura di Venere raggiunge i 60°C; ancora caldo, certo, ma un calore gestibile senza troppi problemi con le tecnologie a nostra disposizione. Basterebbe salire in quota di qualche chilometro per stare ancora meglio, e ritrovarsi in un confortevole ambiente di 30°C. A quest’altezza la pressione è di circa 1 atm, la stessa che sperimentiamo sulla Terra; considerando che la gravità è simile a quella terrestre, quindi, i coloni di Venere non incorrerebbero in alcuni dei problemi tipici dell’esplorazione spaziale legati all’alterazione della gravità, come l’osteoporosi. La densità dell’atmosfera Venusiana, inoltre, blocca le radiazioni pericolose: una condizione certamente positiva, soprattutto se comparata alla quasi totale assenza di protezione presente su Marte.

Rimane, però, un problema, come fare a “vivere” sospesi? La soluzione c’è, ed è allo stesso tempo romantica e affascinante. L’atmosfera di Venere, ricca di CO2 (gas più pesante dell’aria), permetterebbe, infatti, a dei palloni aerostatici di fluttuare nel cielo e spostarsi facilmente. All’interno di questi palloni, i coloni potrebbero vivere sfruttando gli elementi dell’atmosfera stessa, trasformano la CO2 in ossigeno e carbone, e l’acido solforico in ossigeno, acqua e zolfo. Senza contare che Venere è molto più accessibile rispetto a Marte e i rifornimenti dalla Terra sarebbero in grado di raggiungere i coloni con più facilità. Una missione di andata e ritorno per Venere, infatti, dura 440 giorni, mentre per Marte servono 650/900 giorni.

Convincere i vertici e i capi delle agenzie spaziali ad anteporre una missione Venusiana di questo tipo a una qualsiasi di quelle Marziane già in atto, sembra una missione impossibile, anche tenendo conto dei budget già investiti per ottenere il consenso popolare.

Ma noi di Impactscool siamo e saremo per sempre sognatori, e l’idea di poter vivere in una colonia fluttuante, sospesi sul pianeta dell’amore e della bellezza, riempie il nostro cuore di un brivido da esploratori e rende quest’impresa ancora più unica e affascinante.

Hady Ghassabian

Hady Ghassabian è un astronauta suborbitale selezionato per un progetto di ricerca congiunto tra la Embry-Riddle Aeronautical University e la NASA. Nonostante la giovane età ha collaborato a numerosi progetti con alcune delle più grandi agenzie spaziali come l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) e la Russian Academy of Cosmonautics, ed è, inoltre, co-lead dello Space Exploration Project Group, presso lo Space Generation Advisory Council, in supporto alle Nazioni Unite per le applicazioni spaziali.
L’interesse principale di Hady è l’esplorazione spaziale da parte dell’uomo: passione che prova a condividere con tutti lettori di Impactscool tramite i suoi articoli, che raccontano le curiosità e le ultime novità del settore aerospaziale.