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In arrivo la prima auto elettrica prodotta con stampanti 3D

Si chiama LSEV la prima auto elettrica stampata in 3D. Compatta ed economica, la vettura nasce da una collaborazione italo-cinese e si appresta a rivoluzionare il mercato. LSEV, acronimo di Low Speed Electric Vehicle, è realizzata da XEV, startup con sede a Torino, e Polymaker, azienda cinese specializzata in stampa 3D. Le ordinazioni possono esser fatte direttamente dal consumatore al produttore e i numeri sembrano già essere incoraggianti. L’inizio delle vendite è previsto per la seconda metà del 2019 ma, secondo una dichiarazione delle aziende, le ordinazioni in Cina hanno già toccato quota 7.000 unità e anche in Europa in molti hanno prenotato la vettura. Polymaker ha fatto sapere che la stampa 3D ha consentito alla XEV di completare i nuovi progetti in un periodo compreso tra i tre e i dodici mesi: un risparmio di tempo notevole considerando che la progettazione di un veicolo tradizionale richiedere in genere dai tre ai cinque anni di lavoro. La fabbricazione, inoltre, ha bisogno di appena tre giorni. Tutto ciò si traduce, secondo Polymaker, in una riduzione dei costi iniziali del 70%, con un’evidente ripercussione positiva sul prezzo finale: si parla, infatti, di circa 8.000 euro. A queste condizioni e con questi ritmi l’azienda si dice pronta a “stampare” almeno 500 vetture all’anno. La stampa 3D potrà quindi rivoluzionare il mercato dell’automobile? Il tempo ci darà sicuramente una risposta più precisa, ma l’inizio è incoraggiante.

 

Oro e blockchain: binomio possibile?

Una società di tecnologia finanziaria, la Emergent Technology Holdings, ha intenzione di codificare digitalmente la catena di approvvigionamento dell’oro utilizzando la tecnologia blockchain. La società sta studiando la creazione di un token digitale che sarà legato interamente all’oro. L’utilizzo della crittografia nella filiera dell’oro permetterà di tracciarlo durante la catena di approvvigionamento, con l’obiettivo di offrire un modo per scambiare il metallo con maggiore liquidità. Registrando digitalmente ogni fase della catena di approvvigionamento dell’oro, la società è in grado di garantire la provenienza di ciascun pezzo di metallo, certificare che è di origine responsabile e controllare che sia puro al 99,99%. Tutto verrà tracciato su un registro digitale praticamente immutabile: una blockchain, appunto. Il settore delle materie prime, da sempre, utilizza il dollaro come moneta di riferimento e si basa su dinamiche finanziare tradizionali. Con l’avvento della blockchain, però, le cose potrebbero cambiare.

 

La blockchain e la corsa ai brevetti

Stiamo assistendo a una vera e propria esplosione della blockchain, lo confermano i dati sul numero di brevetti relativi a questo settore depositati nel 2017: la cifra è raddoppiata rispetto al 2016. Secondo quanto riportato dall’Intellectual Property Office della Corea del Sud, infatti, nell’anno da poco concluso sono state oltre 1200 le domande di brevetto presentate tra Stati Uniti, Giappone, Cina, Corea del Sud ed Europa. Nell’anno precedente erano state 594, mentre nel 2015 appena 258. Tra le realtà che hanno deciso di investire in questo settore non ci sono solo giovani startup specializzate nella blockchain, ma anche grandi aziende tra cui Bank of America, Mastercard, Goldman Sachs, Walmart, JPMorgan e IBM. Il ritmo accelerato con cui i brevetti relativi alla blockchain appaiono sulla scena è certamente un segno dei tempi. Il pericolo che si prospetta, però, è quello dei “patent troll” o “truffatori di brevetti”: individui o aziende che basano la loro attività sulla registrazione del maggior numero possibile di brevetti, in modo da poter poi richiedere il pagamento delle relative royalties a chiunque utilizzi quelle tecnologie o quei metodi di produzione.

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