L’agenzia spaziale americana ha comunicato che il suo dispositivo ha trovato molecole organiche su Marte, rendendo di fatto più plausibile l’ipotesi di vita sul pianeta rosso. Ma come funziona Curiosity e cosa è stato in grado di scoprire da quando è atterrato su Marte?

 

Immaginate un Suv, lungo 3 metri e pesante circa 900 chili, che lavora notte e giorno su Marte nella più totale solitudine da quasi 6 anni. Curiosity, il rover della Nasa “ammartato” nell’agosto 2012, ha inviato sulla Terra nuovi dati, che evidenziano la presenza di molecole organiche sulla superficie del pianeta rosso. La scoperta, comunicata dall’agenzia spaziale americana con una diretta streaming e la contemporanea pubblicazione di due articoli scientifici sulla rivista Science, rafforza le ipotesi di vita sul pianeta rosso, rendendo un po’ meno vane le speranze di chi su Marte vorrebbe portarci l’uomo.
Tutti i principali mezzi di informazione mondiale hanno dato spazio alla notizia, ma in pochissimi hanno dato il giusto riconoscimento a Curiosity, che nonostante l’età e qualche acciacco sta contribuendo in modo fondamentale ad aumentare le nostre conoscenze su Marte.

Curiosity è un robot automatico utilizzato per la missione Mars Science Laboratory, MSL. Lanciato dalla Terra il 26 novembre 2011, il rover è atterrato con successo su Marte il 5 agosto 2012 usando il metodo EDL (entry, descent, landing). La durata della missione prevista era di almeno un anno marziano, circa 2 anni terrestri, ma è tuttora in corso: Curiosity ha festeggiato a marzo le 2000 albe marziane, pari a 2054 dei nostri giorni, e il suo lavoro non sembra ancora essere finito visto che il rover ha prontamente superato anche qualche acciacco. Nel 2013 ha accusato un cortocircuito che lo ha costretto a interrompere per un po’ le attività, ha avuto problemi alle ruote a causa del terreno accidentato e, infine, ha rischiato di dover rinunciare alla capacità di bucare il terreno e le rocce: a fine 2016, infatti, un detrito aveva compromesso questa funzionalità, rischiando di mettere a rischio il suo lavoro su Marte. Grazie all’intervento degli ingegneri della Nasa, però, Curiosity ha addirittura migliorato questa funzione con l’installazione, nel mese di maggio 2018, della tecnica di perforazione Fed, Feed Extended Drilling.
È alimentato da generatori nucleari a radioisotopi, che gli permettono di rimanere attivo notte e giorno, e per tutta la sua “vita” rimarrà ad esplorare l’interno del Gale Crater, un cratere di 154 chilometri scelto dalla Nasa perché ritenuto adatto per ricercare tracce di vita.

Cosa ha scoperto. Subito dopo l’atterraggio il rover ha cominciato ad inviare immagini dalla superficie e a realizzare analisi su campioni del terreno, elaborate autonomamente in quello che è un vero e proprio mini-laboratorio chimico che Curiosity ha al suo interno. Tra le foto più suggestive scattate, quella che ritrae la Terra e la Luna viste da Marte, quella delle dune sabbiose, dei tramonti marziani e dei cosiddetti “dust devil”, diavoli di polvere, piccole ‘trombe d’aria’ che si incontrano anche sulla Terra nelle zone desertiche. Per quanto riguarda le scoperte ottenute dall’analisi del terreno, invece, sono di particolare importanza le rilevazioni di sostanze considerate i “mattoni della vita”, come carbonio organico, idrogeno, ossigeno e zolfo. Immagini e dati ottenuti da Curiosity, inoltre, hanno portato a sostenere l’antica presenza sul pianeta di un bacino lacustre.

Curiosity e i suoi fratelli. Prima di Curiosity ci sono stati Orbiter, Opportunity e Spirit. E presto il rover avrà un “fratello più giovane”, che intraprenderà il suo stesso percorso. La Nasa, infatti, ha comunicato che un nuovo dispositivo, ancora senza nome, partirà dalla Terra nel 2020 e arriverà su Marte nel 2021 per esaminare altri crateri. Dotato di una meccanica simile a Curiosity ma di strumentazione differente e più evoluta, il nuovo rover avrà l’obiettivo di proseguire nella ricerca di tracce di vita e di estrarre ossigeno dall’aria. Nel 2021 sul pianeta rosso arriverà anche il “cugino” di Curiosity, un drone di 1,8 chilogrammi chiamato Mars Helicopter, che dovrà affiancare il nuovo rover e allo stesso tempo ispezionare la superficie di Marte alla ricerca di eventuali rischi nei quali potrebbero incorrere gli astronauti che, prima o poi, arriveranno sul pianeta rosso.

Curiosity sarà anche una macchina, ma dopo anni di onorato servizio, ci sembrava doveroso dargli il giusto riconoscimento!

The future is open source!