Da molti anni ormai ci siamo abituati alla presenza di robot, più o meno complessi, nelle sale operatorie di tutto il mondo. Era il 1999 quando la Intuitive Surgical Inc. introdusse sul mercato il primo sistema chirurgico robotizzato, denominato Da Vinci, in onore dello scienziato italiano che nei suoi studi immaginò una macchina automatica azionata da carrucole e fili. Oggi le applicazioni mediche della robotica sono svariate e il sistema chirurgico Da Vinci viene impiegato in più di 200.000 interventi ogni anno e traducendo i micro-movimenti della mano del chirurgo, riduce i rischi di infezione, causa meno perdite ematiche e diminuisce l’area cicatriziale di un’incisione. Da Vinci ovviamente non è il solo, esistono infatti altri robot-chirurghi come Raven, un progetto nato dall’esercito americano per testare alcune procedure sperimentali, il costo di 250.000 dollari lo rende molto più accessibile alle strutture ospedaliere rispetto al Da Vinci che ha invece un costo di 1,5 Milioni di dollari; Raven è il primo sistema chirurgico robotizzato che utilizza un software opensource.  La Johnson & Johnson ha invece creato un sistema, chiamato Sedasys, che automatizza la sedazione dei pazienti sottoposti a colonoscopia. L’utilizzo di questo sistema non eliminerebbe il ruolo dell’anestesista, ma si limiterebbe ad agevolarlo, mettendolo nelle condizioni di gestire dieci procedure contemporaneamente. I risparmi si aggirerebbero intorno al Miliardo di dollari ogni anno, ma mentre scrivo questo articolo le vendite di questo sistema non stanno andando a gonfie vele in quanto molti anestesisti si sono fermamente opposti.

Non è solo una questione di migliorare, ottimizzare o ridurre i costi di alcune procedure mediche, la sfida della robotica applicata alla medicina è quella di arrivare in posti, all’interno del corpo umano, inaccessibili a un chirurgo. Da molto tempo si sta lavorando a nanobot che possano essere introdotti temporaneamente nel corpo umano per rilasciare radiazioni, diversamente da come accade oggi in terapie contro il cancro, dove le radiazioni arrivano da una fonte esterna, danneggiando sia il tessuto tumorale sia quello sano. Qualche giorno fa in uno studio condotto in Cina, un nanobot biodegradabile, costituito da alghe di spirulina, ha distrutto il 90% delle cellule tumorali in un topo senza causare alcun danno alle cellule sane, questi nanobot in futuro potrebbero essere usati per dirigere alcuni farmaci in specifiche aree del corpo o addirittura come sensori per eventuali patologie. Ad oggi ci sono ancora molti limiti da superare per poterle applicare sull’uomo, come ad esempio la non facile navigabilità di questi nanobot e qualche problema legato alla biodegradazione degli stessi, ma con l’accelerazione tecnologica che stiamo osservando nella nostra era, non mi stupirei di vedere questi nanobot molto presto.

I robot sono entrati in maniera prepotente nel settore della medicina, ma non solo dalla porta della sala operatoria, il decennio in arrivo vedrà la nostra società trasformarsi completamente e inizieremo a vivere, lavorare e invecchiare con i robot.

Parliamo del Giappone ad esempio, è il paese con la popolazione di anziani più numerosa della Terra, oggi il 25% della popolazione giapponese ha più di 65anni, un numero che arriverà al 39% nel 2050, considerando il tasso di natalità molto basso e regole molto rigide sull’immigrazione il Giappone a breve fronteggerà un grosso problema: non ci saranno abbastanza giovani per prendersi cura dei più anziani. La soluzione? I robot. Due famose aziende nipponiche hanno infatti percepito questa opportunità e hanno iniziato a sfruttare la loro esperienza nell’ingegneria  meccanica per creare la nuova frontiera di robobadanti, parliamo di Honda e Toyota.

La Toyota ha realizzato Robina, un’aiutante infermiera di 60kg e Humanoid un assistente domestico multifunzionale che lava i piatti e intrattiene i padroni di casa con canti e balli. Ovviamente la risposta di Honda non si è fatta attendere creando Asimo, un umanoide talmente sofisticato da saper interpretare emozioni, movimenti e comunicazioni verbali degli umani, fa anche l’inchino. Altre aziende giapponesi stanno creando robot simili per risolvere il problema dell’assistenza agli anziani, la Tokai Rubber Industries ha creato Riba che può sollevare individui fino a 70kg e la Aist ha creato Paro per chi è troppo fragile per avere un animale domestico.

Il Giappone, che detiene già il primato nel campo della robotica, gestendo 310.000 degli 1,4 milioni di robot industriali esistenti, nel 2013 ha concesso fondi per 25 milioni di dollari alle aziende che sfruttavano la robotica come assistenza agli anziani. Questa dei robot per anziani sarà una delle rare ondate tecnologiche che si diffonderanno partendo dalla popolazione più anziana, vostra nonna sfoggerà su Facebook il suo robot tutto nuovo che voi non sapete ancora far funzionare.

Andrea Geremicca

Andrea Geremicca è uno dei fondatori di Impactscool e ricopre il ruolo di Chief Marketing Officer. Dal 2014 fa parte dell’Organizing team del TEDx Roma ed è visiting professor e Mentor presso la John Cabot University. Ex alunno della Singularity University, presso il Nasa Research Park in Silicon Valley, Andrea studia e racconta nei suoi articoli gli impatti delle tecnologie esponenziali sulla nostra società.