Dalla clonazione del cane di Barbra Streisand alle nuove tecniche di riproduzione genetica, la tecnologia del futuro sembra promettere l’impossibile. Riusciranno gli esseri umani a realizzare l’antico sogno d’immortalità?

 

Barbra Streisand ha clonato il suo cane.

Questa la notizia che da qualche giorno sta rimbalzando sul web, scatenando l’immaginazione di molte persone: dobbiamo aspettarci un esercito di animali domestici intercambiabili? Il risultato della clonazione sarà un cane identico all’originale? Quali saranno gli eventuali effetti collaterali?

Facciamo un po’ di ordine e proviamo a capire meglio di cosa stiamo parlando.

La clonazione di cani

La diva americana non è la prima a clonare il proprio cucciolo: la Sooam Biotech Research Foundation, azienda di riferimento nel settore della clonazione, avrebbe, infatti, clonato già più di 600 cuccioli, con un prezzo per i proprietari che oscilla tra i 50 e i 100.000 dollari.

Sul sito della società, alla sezione “Dog Cloning”, l’introduzione recita così:

I cani sono stati addomesticati per migliaia di anni. Sono stati i nostri protettori e amici; tuttavia, la vita media di un cane è di circa 10-15 anni, molto più breve di quella di un essere umano. Sooam Biotech Research Foundation è in grado di prolungare la compagnia del tuo cane, restituendoti i ricordi che hai vissuto con il tuo fedele amico. La tecnologia della Sooam permette di clonare qualsiasi cane, indipendentemente dalla sua età, taglia, razza. Sooam non si occupa solo di ricerca sulla clonazione di cani, ma curiamo anche i cuori infranti.

Lo stesso servizio è proposto dalla Viagen Pets che mostra con orgoglio sul proprio sito le foto dei cuccioli di cani e gatti clonati, con tanto di recensioni dei clienti.

Ma come funziona?

Di clonazione abbiamo parlato qualche tempo fa a proposito della notizia sulla prima clonazione di primati avvenuta in Cina. In questo caso, prelevando cellule vive dall’animale (mentre è ancora in vita o, nel caso della Sooam, entro cinque giorni dalla sua morte), è possibile impiantare il nucleo della cellula del cane da clonare nella cellula di un donatore. A quel punto, dall’ovulo è possibile ottenere l’ovocita che viene in seguito inserito nell’utero di un cane surrogato. È così possibile clonare il proprio animale domestico, il proprio amico e compagno di vita, per avere al proprio fianco un nuovo esemplare che condividerà il DNA dell’animale ma che non sarà per forza identico all’originale.

Nel processo di clonazione, infatti, interviene l’epigenetica e cioè la capacità di ambiente, alimentazione, stress e fattori sociali di accendere o spegnere l’espressione di un gene. In altre parole, già nel ventre materno, ci possono essere fattori che influenzano il modo in cui i geni appartenenti al DNA si esprimono. Potrebbe essere un diverso colore degli occhi, o una striatura del pelo dell’animale, o altre caratteristiche che sono in qualche modo tutte possibili a partire dallo stesso codice genetico. Se così non fosse, gemelli identici sarebbero uguali in tutto e per tutto; ma sappiamo che non è così e che ognuno di noi mantiene la sua individualità e unicità.

Sono ancora molti, inoltre, gli aspetti del processo di riproduzione e dell’eredità genetica che lo accompagna che non conosciamo; per questo è davvero difficile comprendere capire quali implicazioni ci siano nella nostra acquisita capacità di manipolare, copiare e aggiustare i geni.

Garanzie

Proprio perché la ricerca ha ancora molto da scoprire, è importante sapere che il risultato del processo di clonazione non è garantito. Funziona, infatti, solo una volta su tre e richiede diversi tentativi. Questo significa che per ottenere un cane clonato è necessario far nascere svariati cani.

Che cosa accade, quindi, ai cani clonati che non sono identici all’originale?

Semplice, i cloni “difettati” sono tenuti in vita e rimangono a disposizione per servire da “surrogati” e permettere ai ricercatori di clonare nuovi animali, utilizzandone gli ovuli o impiegandoli come mamme.

Il futuro

Alcune delle società che offrono il servizio di clonazione sognano, in futuro, di utilizzare queste tecniche per riportare in vita animali estinti. Il progetto Revive and Restore, ad esempio, lavora per il mantenimento della biodiversità con tecniche di editing genomico, inseminazione artificiale, biologia molecolare e molto altro. Oltre a preservare specie a rischio, questa organizzazione è al lavoro per il cosiddetto “De-Extinction Process”.

Se state pensando a Jurassic Park ci avete visto giusto perché si tratta della stessa mission: ricreare animali estinti in laboratorio. In questo caso però, non parliamo di T-Rex, ma di animali come il Mammut o il Dodo.

Volendo spingerci più in la con le previsioni, possiamo riprendere la notizia di qualche settimana fa sulla creazione del primo embrione uomo-pecora : un successo che alimenta la speranza di creare in laboratorio organi trapiantabili negli esseri umani.

In questo caso la tecnica è quella della ricombinazione genetica, anche indicata con la formula rDNA, che consiste nel rimuovere una sequenza di DNA da un organismo e impiantarla in un altro, producendo, di fatto, organismi che non esisterebbero in natura. Da quando è stata inventata la rDNA sono stati fatti numerosi esperimenti, creando, ad esempio, batteri che producono insulina umana e piante che, per effetto di geni provenienti da meduse, sono fluorescenti.

Di fronte alle grandi possibilità introdotte dalla tecnologia e dagli avanzamenti di editing genetico, si pongono dilemmi etici importanti che s’intensificano se uniti a quelli derivanti dall’Intelligenza artificiale e da altri strumenti capaci di alimentare i desideri di chi, anelando all’immortalità, sogna di poter vivere per sempre o di far tornare in vita i propri cari (umani o animali) grazie a un algoritmo, a un robot o, come in questo caso, a un clone.

Se questi temi ti affascinano e vuoi approfondire le implicazioni morali e sociali della clonazione, ti segnalo i capitoliAnimali e natura e Amore, riproduzione e relazioni del mio nuovo libro 2050. Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo.

Cristina Pozzi

Cristina Pozzi è imprenditrice nel settore profit e no profit, speaker, advisor e angel investor. Dopo aver venduto Wish Days a un gruppo internazionale nel 2016, oggi è co-fondatrice e CEO di Impactscool e co-fondatrice di Checkout Free Technologies (soluzioni AI per la vendita al dettaglio). Su Impactscool Cristina scrive di innovazione e di tecnologia, con particolare attenzione alle possibili implicazioni morali e filosofiche.